La Commissione europea si prepara a rivedere le direttive sugli appalti. I risultati della consultazione pubblica, presentati da DG GROW al Parlamento europeo, confermano alcune delle tesi al centro del dibattito — dal principio «once only» al «Buy European».

Con oltre 1.037 risposte raccolte e il 97% provenienti da paesi UE e SEE, la consultazione pubblica sulla revisione delle Direttive sugli appalti pubblici — avviata dalla Commissione europea attraverso la Direzione Generale per il Mercato Interno (DG GROW) — ha prodotto un quadro ricco e articolato. I risultati sono stati presentati alla Commissione IMCO del Parlamento europeo nel marzo 2026, in un momento in cui il dibattito sulla riforma si fa sempre più concreto.

I temi che raccolgono consenso trasversale

Per chi lavora nel settore degli appalti leggere questi dati con attenzione significa prepararsi ai futuri cambiamenti di mercato.

1037 risposte ricevute alla consultazione 97% dei paesi UE e SEE 80% ha risposto alle domande tecniche opzionali 14 % del PIL UE sono gli appalti pubblici

Tra le priorità emerse con maggiore forza, due spiccano per il loro peso strategico e per la coerenza con il dibattito attuale: il principio once only e la preferenza per i prodotti e servizi europei (Buy European).

Persona con documenti

Once only e Buy European

L’87% dei rispondenti — la percentuale più alta tra tutte le misure di semplificazione proposte — ha riconosciuto un elevato potenziale semplificativo nel riutilizzo della documentazione già presentata dagli offerenti per evitare di riprodurre le stesse informazioni per ogni singola gara. Il principio «once only» è la risposta istituzionale a questo problema: raccogliere una volta, riutilizzare sempre.

Tutti i gruppi di rispondenti europei hanno espresso un sostegno superiore all’80% a favore della priorità accordata a beni e servizi europei nelle procedure di appalto. L’opzione preferita è l’espansione dei criteri non-prezzo — criteri sociali, ambientali, di resilienza, innovazione e Made in Europe — con il 92% dei consensi. Seguono la definizione di criteri di selezione legati all’origine europea (85%) e, infine, l’esclusione di offerenti da paesi terzi non vincolati da accordi commerciali con l’UE (oltre i due terzi dei rispondenti).

Cosa si aspettano i rispondenti dal «Buy European»?

Il 92% prevede un aumento delle chances di aggiudicazione per le imprese UE. L’88% ritiene che gli operatori economici dovranno adeguare le proprie catene di fornitura. L’84% si aspetta un impulso all’occupazione e agli investimenti europei

Dalla consultazione alla proposta: un parallelismo

Mettendo a confronto i risultati della consultazione con le proposte avanzate dalla ricerca Completing the Puzzle of European Public Procurement Reform: Towards a European System of Supplier Qualification?”, patrocinata da CQOP, emerge una coerenza notevole. I temi che raccolgono più consenso nella platea europea trovano una risposta istituzionale diretta nel modello SOA e nelle sue potenziali evoluzioni a livello UE.

Tema Cosa dice il report (consultazione DG GROW) Cosa propone la ricerca (Granickas, Nicoli, Hafner, Berdini)
Once only L’87% dei rispondenti identifica il riutilizzo della documentazione come la misura di semplificazione a più alto potenziale — la prima classificata tra tutte le opzioni proposte. La qualificazione SOA riutilizzabile (a efficacia costitutiva) sposta la verifica ex ante, eliminando la duplicazione gara per gara. Il “passaporto fornitore” UE ne è l’estensione logica a scala europea.
Buy European Oltre l’80% di tutti i gruppi UE sostiene la preferenza europea. Il 92% predilige l’ampliamento dei criteri non-prezzo (resilienza, innovazione, Made in Europe) rispetto all’esclusione diretta dei concorrenti extra-UE. Un sistema SOA Europeo consentirebbe di integrare criteri di preferenza europea direttamente nella fase di qualificazione (ammissibilità), garantendo che solo operatori con capacità verificata competano — rafforzando la sovranità industriale senza discriminare.
Riduzione oneri amministrativi Il 76% chiede modifiche contrattuali più flessibili; il 67% vuole una piattaforma digitale centrale UE con sportello unico per gli operatori economici. Il modello ibrido pubblico privato SOA dimostra che i costi pubblici di verifica calano sistematicamente al crescere del numero di offerenti, poiché l’onere di conformità è sostenuto ex ante dalle imprese, non dall’amministrazione aggiudicatrice.
Digitalizzazione L’87% vede nel riutilizzo dei documenti il massimo potenziale; il 67% sostiene una piattaforma UE centralizzata. Tra gli impatti attesi: scambio di documenti più rapido (87%) e maggiore trasparenza (78%). Il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico e il PPDS possono diventare la spina dorsale di una qualificazione basata su dati dinamici — ma senza un’architettura istituzionale che li interpreti, la digitalizzazione accelera i controlli frammentati senza eliminarli.
 Qualità e miglior rapporto qualità-prezzo Il 51% sostiene l’obbligo del BPQR come criterio standard; l’88% si aspetta una migliore realizzazione degli obiettivi ambientali, sociali e di innovazione. La certificazione SOA attesta la capacità tecnica, finanziaria e organizzativa dell’impresa. Dati empirici (Ancarani, Guccio, Rizzo, 2019) mostrano che le imprese con piena qualificazione SOA ottengono risultati di esecuzione migliori, validando la logica “qualità verificata prima della gara”.
Partecipazione transfrontaliera Il 63% sostiene l’esclusione di offerenti da paesi senza accordi UE; il 67% chiede l’armonizzazione dei requisiti tra Stati membri. La bassa partecipazione cross-border è un dato strutturale. Poche delle imprese italiane certificate SOA ha esperienze transfrontaliere dirette. Il problema non è la discriminazione in fase di aggiudicazione, ma l’assenza di pre-certificazioni reciprocamente riconosciute. Il riconoscimento reciproco rafforzato è la via più rapida; l’EuroSOA quella più ambiziosa.
Price quality

Qualità prima del prezzo: il cambio di paradigma

Il 51% dei rispondenti sostiene l’obbligo del miglior rapporto qualità-prezzo come criterio standard di aggiudicazione. Circa il 50% è favorevole all’introduzione di un peso minimo obbligatorio per i criteri qualitativi.

Sul versante degli appalti verdi, il 71% sostiene ulteriori incentivi, il 55% è favorevole a obblighi, e definizioni chiare (56%) e standard verdi (54%) sono identificati come le leve più efficaci. Per gli appalti sociali, il 64% sostiene misure di incentivo e il 66% di chi li vede favorevolmente si aspetta un miglioramento delle condizioni di lavoro.

Il collegamento con la ricerca

Questi risultati trovano una corrispondenza diretta con le conclusioni dell’analisi condotta da CQOP insieme a ricercatori del Politecnico di Torino, della Johns Hopkins University SAIS-Europe e della Ghent University, presentata nelle stesse settimane al dibattito europeo sulla riforma.

La ricerca dimostra che la qualificazione degli operatori economici è in realtà una variabile progettuale centrale della riforma. Il sistema SOA italiano, unico nel suo genere in Europa, offre un modello replicabile: la qualificazione riutilizzabile a efficacia costitutiva riduce la duplicazione documentale (confermando il principio once only), comprime i tempi di aggiudicazione e abbassa i costi pubblici di verifica.

L’indagine condotta su circa 700 imprese italiane certificate SOA ha rilevato che l’83% delle imprese assegna alta priorità a un portale unico europeo degli appalti e il 73% ritiene utile un sistema di tipo SOA a livello UE. Le barriere principali alle operazioni transfrontaliere? Non la discriminazione nella fase di aggiudicazione, bensì la mancanza di informazioni (34%) e la duplicazione amministrativa.

grattacieli

Tre percorsi per l’UE

  1. Rafforzamento del riconoscimento reciproco della documentazione di qualificazione.
  2. Sistema armonizzato di organismi privati accreditati che rilascino «passaporti fornitore» riutilizzabili.
  3. Creazione di una vera Autorità europea per la qualificazione degli operatori economici — una «EuroSOA».

In conclusione, la riforma è avviata e i segnali sono chiari: semplificazione, qualità, europeizzazione e digitalizzazione sono le quattro direzioni. I dati della consultazione mostrano un consenso ampio su questi obiettivi.

Riferimenti e fonti

Le affermazioni contenute in questo articolo si basano esclusivamente sulle fonti primarie e accademiche elencate di seguito. Nessun dato è stato modificato o estrapolato dal contesto originale.

FONTE PRIMARIA — CONSULTAZIONE CE

  1. Commissione europea, DG GROW. “Factual Summary Report on the Public Consultation on the Revision of the Public Procurement Directives”. Ares(2026)3275694. 27 marzo 2026. Presentato alla Commissione IMCO del Parlamento europeo. https://ec.europa.eu

RICERCA PRINCIPALE

  1. Granickas, K. (Open Contracting Partnership); Nicoli, F. (Politecnico di Torino); Hafner, M. (Johns Hopkins University SAIS-Europe); Berdini, D. (CQOP SOA). “Completare il puzzle della riforma europea degli appalti pubblici: Verso un sistema europeo di qualificazione degli operatori economici?” Con prefazione di Giuseppe Busia, Presidente ANAC. 2026. https://www.cqop.it

LETTERATURA ACCADEMICA E ISTITUZIONALE

  1. Ancarani, A.; Guccio, C.; Rizzo, I. (2016). The role of firms’ qualification in public contracts execution. Journal of Public Procurement, 16(4), 554–582.
  2. Moretti, L.; Valbonesi, P. (2015). Firms’ Qualifications and Subcontracting in Public Procurement. Journal of Law, Economics, and Organization, 31(3), 568–598. doi.org/10.1093/jleo/ewv001
  3. Lappe, M.S.; Nicoli, F. (2025). Advantages and Pitfalls of Green Public Procurement as a Strategic Tool. Bruegel Working Paper 09/2025.
  4. Nicoli, F.; Lappe, M.S. (2025). European Green Industrial Policy at a Crossroads? Contemporary European Politics, 3(4). doi.org/10.1002/cep4.70022
  5. Beetsma, R.; Nicoli, F. (2024). Joint Public Procurement as a Tool for European Industrial Policy. Bruegel Policy Brief 18/2024. econstor.eu/handle/10419/302298
  6. Cernat, L. (2025). The Participation of Foreign Bidders in EU Public Procurement. ECIPE Policy Brief 05/2025.
  7. ANAC (2022). Relazione annuale 2021. anticorruzione.it
  8. ANAC (2025). Delibera n. 430 del 5 novembre 2025. anticorruzione.it
  9. Commissione europea (2023). E-CERTIS – information on documentary evidence required in EU public procurement.
  10. OCSE (2022). Integrating Responsible Business Conduct in Public Procurement Supply Chains. OECD Policy Papers 14/2022.
  11. OCSE (2024). Harnessing Public Procurement for the Green Transition. OECD Public Governance Reviews. doi.org/10.1787/e551f448-en
  12. UE (2014). Direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici.
  13. UE (2014). Direttiva 2014/25/UE — settori speciali.

Questo articolo è redatto a fini informativi e di discussione di policy. I dati citati provengono esclusivamente dalle fonti primarie indicate. Ultimo aggiornamento: aprile 2026.

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